QUATTRO UOMINI IN FUGA

Quattro sgangherati amici decidono di scrollarsi di dosso le nebbie e l'accidia del loro paesino padano per darsi all'Avventura e realizzare i propri sogni. Prima col rapimento di un toro da monta e nascondendolo in un Jolly Hotel in attesa del riscatto, ma con drammatiche conseguenze, e poi levando le tende alla volta di Roma per fondare un teatro off. La voce di Casablanca, il più appartato dei quattro, narra quindi una tragicomica vicenda di Don Chiscioti votati ai fallimenti: Paolo, che data la sua somiglianza con Jack Palance ambisce ai riflettori del teatro e del cinema, Elio, basso botolo ringhioso segnato da una fatale avarizia, Sauro, elegante ceramista mancato che le donne divorano con lo sguardo e infine Casablanca stesso, diventato regista per caso, impegnato in un difficile faccia a faccia con un suo protervo alter ego. L'inizio del teatro è disastroso ma poi entra in scena l'affascinante, ricchissimo N.N. che, pur tormentato da una crisi sentimentale, finanzia la loro impresa con una generosità di un mecenate di altri tempi. Basterà il denaro a tenere insieme i quattro amici sempre in fuga da sè stessi e dalla realtà? A fare naufragare i loro sogni saranno i sentimenti, "quel candelotto di dinamite che ognuno si porta appresso dalle parti del cuore e sempre pronto a esplodere". Dall'autore de La Malinconia dei Crusich un altro romanzo epico, ma questa volta di un'epica profondamente italica e provinciale narrata con un impasto di ironia e malinconia che strappa emozioni e risate a tempi sapientemente alterni.

 

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LA MALINCONIA DEI CRUSICH

Premio Viareggio per la narrativa e Premio Fiuggi per il romanzo storico

Quella dei Crusich è la storia vera di una numerosa famiglia vissuta l’intero arco del secolo scorso,  con due guerre mondiali, rivoluzioni, guerre civili e altri sconvolgenti avvenimenti  sotto i cicli della luna, a fare puntuale compagnia alla terra ruotante solitaria nell’universo.  Tutti i Crusich vivono nell’ombra di una tenace malinconia, una sorta di ineluttabile preventiva nostalgia della vita che rende le loro esistenze particolarmente avventurose e intense. Ombra che spinge il capostipite  a navigare per i mari nella vana ricerca di un introvabile altrove per approdare all’inizio del Novecento a Corfù dove metterà al mondo sei figli. Li seguiremo, soli o con le loro famiglie, in Italia durante l’acclamata nascita del fascismo, in Africa durante la fondazione di un breve e fragile Impero, in storiche battaglie su aspre montagne abissine, in campi di concentramento per lunghe prigionie sotto il sole dei deserti egiziani. E poi di nuovo in Italia, a Milano, durante la faticosa ricostruzione della città uscita dalle macerie del Secondo Grande Massacro Mondiale, a Roma nei movimentati, futili anni della Dolce Vita, in Sudamerica in cerca di vagheggiate fortune. Fino all’ultimo dei Crusich che si imbarcherà a sua volta per una navigazione solitaria lungo le coste della terraferma, i soli luoghi dove forse poter trovare, protetti dal mare e dalla luna, la perduta bellezza del mondo. Una storia di padri e figli che è insieme un’epica saga familiare e un romanzo storico del nostro tempo, narrata con una lingue lucida e travolgente.

PRIMO CAPITOLO

 

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L'ULTIMA ESTATE IN CITTA'

Questo romanzo, diventato negli anni un libro di culto, è stato un caso editoriale pressoché unico. Vincitore del Premio Inedito 1973 e pubblicato da Garzanti in diciassettemila copie vendute in una sola estate, è poi scomparso dal mercato diventando un libro disputato da tre generazioni di esploratori di bancarelle e librerie fino al 2010 quando, diventato oggetto di tesi universitarie e di alcuni piccoli club di lettori disposti a farlo circolare tra i loro membri, è stato ripubblicato da Aragno con una vasta eco di stampa a sottolineare una clamorosa riscoperta. Finché, esaurita anche quella edizione, la sua ricerca è proseguita su internet, dove in breve è diventato introvabile. Da qui la ragione di questa edizione Bompiani, terzo editore in quarantatré anni a farlo nuovamente uscire dalla clandestinità.

 

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L'ULTIMA ESTATE IN CITTA'

Questo romanzo e' il ritratto ironico, amaro e disincantato di un uomo del nostro tempo. A trent'anni, egli si muove a caso fra mestieri discontinui e mediocri, fra convegni e incontri dove i rapporti umani sono effimeri e sfilacciati. Riconosce come suoi unici e non sgradevoli beni una vecchia automobile, un appartamento in prestito, alcune rare e fluttuanti memorie familiari. L'incontro con una ragazza irrequieta e fragile, che a tratti gli si mette accanto e a tratti scompare, e le deliranti divagazioni di un amico distrutto dall'alcool sembrano insediarsi nella sua solitudine e accendere in lui una volonta' di scelta e un soffio vitale.Ma egli sa di essere nel numero di quelli che perdono, per una inettitudine a vivere e per una oscura repulsione verso ogni vittoria. La citta' che lo accoglie e' una Roma inospitale, solenne, vasta e indifferente, e tuttavia prodiga nell'accordare a ogni esule e a ogni randagio qualche zona di protettiva penombra, non amica e non materna ma piuttosto befferdamente complice. La qualita' essenziale del romanzo e' nell'avere illuminato con disperata chiarezza il rapporto fra un uomo e una città, cioe' tra la folla e la solitudine.Natalia Ginzburg

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