GIANFRANCO CALLIGARICH
PRIVATI ABISSI Ferruccio Parazzoli Se il Chandler del Lungo Addio tornasse oggi a riferirci sugli amori e i delitti privati della “gente che conta”, la sua voce avrebbe forse il disincanto del narratore di Privati abissi. Giocatore di professione dal cuore dissestato, trascorre le sue giornate invernali all'ombra di un casinò su una costa fuori stagione ricostruendo, in una lontana estate, la tormentata storia d'amore di due rappresentanti di una colonia di transfughi dal mondo circostante che, sul finire degli anni Sessanta, avevano trovato a Roma, in un quartiere dentro un' ansa del Tevere, un' ultima, accogliente spiaggia per le loro disorientate esistenze. Esponente di una grande dinastia industriale lui, intento a cercare il senso della propria vita facendo occasionalmente il pianista, e bellissima ereditiera lei, in fuga da un inconfessabile segreto famigliare, i due protagonisti, dopo un precipitoso matrimonio in cui cercano reciproca salvezza dalle loro complicate vite, si troveranno invece a perdersi e poi inseguirsi in un ostinato, inutile lungo addio fino all' imprevedibile risvolto della loro avventura matrimoniale. Sullo sfondo di una Roma fluviale e indimenticabile, di leggendarie città europee e infine dello scuro specchio notturno di un lago, un lucido, disincantato apologo di desiderio e perdita di due “belli e dannati” in fuga dal loro mondo agiato e rivelatore degli oscuri abissi del cuore umano. Con le sue, sempre senza scampo, fughe all'inferno Ferruccio Parazzoli
POSTA PRIORITARIA INAUDITO, UNO SCRITTORE ITALIANO ADDIRITTURA TROPPO BRAVO (Antonio D'Orrico "Sette") Nel libro c'è un cane accusato ingiustamente di aver ucciso un coniglio con cui Calligarich tira fuori una storia alla Stephen King ma anche con tocchi alla Henry James con contorno però di risate degna davvero di finire a Hollywood. Un'altra storia? Un uomo politico che prende di mira la piacente cassiera di un bar nei pressi di Montecitorio. Poi c'è la mamma che induce il figlio a diventare gay per sfondare nel teatro, poi la straziante vicenda di due gemelli monozigoti che si vedono uniti, come prima di nascere, da una malattia spietata. Poi c'è l'incontro in treno di due vecchi amanti. Tutte questa storie sono narrate attraverso lettere. Calligarich ha un enorme mestiere (cinematografico e teatrale oltre che letterario) e a volte ne abusa (come nel racconto dell'uomo che si vuole assicurare contro le mancate erezioni) ma ha potenza narrativa, gusto parodico, talento umoristico e delicatezza da grande scrittore. Per battere la crisi del cinema italiano consiglio i registi di saccheggiare Posta Prioritaria. Pagando i diritti dovuti, si intende.
L'ULTIMA ESTATE IN CITTA' (Natalia Ginzburg) Questo romanzo e' il ritratto ironico, amaro e disincantato di un uomo del nostro tempo. A trent'anni, egli si muove a caso fra mestieri discontinui e mediocri, fra convegni e incontri dove i rapporti umani sono effimeri e sfilacciati. Riconosce come suoi unici e non sgradevoli beni una vecchia automobile, un appartamento in prestito, alcune rare e fluttuanti memorie familiari. L'incontro con una ragazza irrequieta e fragile, che a tratti gli si mette accanto e a tratti scompare, e le deliranti divagazioni di un amico distrutto dall'alcool sembrano insediarsi nella sua solitudine e accendere in lui una volonta' di scelta e un soffio vitale. Ma egli sa di essere nel numero di quelli che perdono, per una inettitudine a vivere e per una oscura repulsione verso ogni vittoria. La citta' che lo accoglie e' una Roma inospitale, solenne, vasta e indifferente, e tuttavia prodiga nell'accordare a ogni esule e a ogni randagio qualche zona di protettiva penombra, non amica e non materna ma piuttosto befferdamente complice. La qualita' essenziale del romanzo e' nell'avere illuminato con disperata chiarezza il rapporto fra un uomo e una città, cioe' tra la folla e la solitudine.