GIANFRANCO CALLIGARICH
POSTA PRIORITARIA INAUDITO, UNO SCRITTORE ITALIANO ADDIRITTURA TROPPO BRAVO (Antonio D'Orrico "Sette") Nel libro c'è un cane accusato ingiustamente di aver ucciso un coniglio con cui Calligarich tira fuori una storia alla Stephen King ma anche con tocchi alla Henry James con contorno però di risate degna davvero di finire a Hollywood. Un'altra storia? Un uomo politico che prende di mira la piacente cassiera di un bar nei pressi di Montecitorio. Poi c'è la mamma che induce il figlio a diventare gay per sfondare nel teatro, poi la straziante vicenda di due gemelli monozigoti che si vedono uniti, come prima di nascere, da una malattia spietata. Poi c'è l'incontro in treno di due vecchi amanti. Tutte questa storie sono narrate attraverso lettere. Calligarich ha un enorme mestiere (cinematografico e teatrale oltre che letterario) e a volte ne abusa (come nel racconto dell'uomo che si vuole assicurare contro le mancate erezioni) ma ha potenza narrativa, gusto parodico, talento umoristico e delicatezza da grande scrittore. Per battere la crisi del cinema italiano consiglio i registi di saccheggiare Posta Prioritaria. Pagando i diritti dovuti, si intende.
L'ULTIMA ESTATE IN CITTA' (Natalia Ginzburg) Questo romanzo e' il ritratto ironico, amaro e disincantato di un uomo del nostro tempo. A trent'anni, egli si muove a caso fra mestieri discontinui e mediocri, fra convegni e incontri dove i rapporti umani sono effimeri e sfilacciati. Riconosce come suoi unici e non sgradevoli beni una vecchia automobile, un appartamento in prestito, alcune rare e fluttuanti memorie familiari. L'incontro con una ragazza irrequieta e fragile, che a tratti gli si mette accanto e a tratti scompare, e le deliranti divagazioni di un amico distrutto dall'alcool sembrano insediarsi nella sua solitudine e accendere in lui una volonta' di scelta e un soffio vitale. Ma egli sa di essere nel numero di quelli che perdono, per una inettitudine a vivere e per una oscura repulsione verso ogni vittoria. La citta' che lo accoglie e' una Roma inospitale, solenne, vasta e indifferente, e tuttavia prodiga nell'accordare a ogni esule e a ogni randagio qualche zona di protettiva penombra, non amica e non materna ma piuttosto befferdamente complice. La qualita' essenziale del romanzo e' nell'avere illuminato con disperata chiarezza il rapporto fra un uomo e una città, cioe' tra la folla e la solitudine.